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Biografia

Marco Palombi ha avuto la fortuna di nascere a Roma, città che ha colpito sin dall’infanzia la sua immaginazione visiva. Presto scopre la passione per la fotografia e ne intraprende gli studi. Il reportage è il genere che sperimenta subito, e negli anni ’90 realizza i primi viaggi nel sud del globo.Prende corpo così un vasto repertorio di fotografie che verranno pubblicate da alcuni quotidiani nazionali sensibili ai temi sociali e da alcune riviste musicali. A partire dal 2000 espone diversi suoi reportage di viaggio a Roma, lavorando anche con diverse agenzie di fotogiornalismo e cronaca. Suoi scatti diventano copertine di libri, tra cui “Quando sei nato non puoi più nasconderti” di Maria Pace Ottieri (nottetempo edizioni), Premio Grinzane Cavour 2003, libro da cui Marco Tullio Giordana ha tratto libera ispirazione per il film omonimo (2005).

Le minoranze etniche, i popoli nomadi e i contrasti tra occidente ed oriente diventano il fulcro della sua ricerca fotografica. Nel 2005 partecipa al Festival Internazionale di Fotografia di Roma con il lavoro “Yunnan, tra tradizione e modernità”, scatti nei quali il contrasto tra le grandi megalopoli e le zone rurali cinesi trova ampio risalto. Nel 2007 espone “In Mongolia”, 30 scatti che raccontano vita, storie e costumi di un popolo nomade, impegnato ogni giorno a combattere la sfida per la sopravvivenza in grandiosi spazi naturali. Nel 2009, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, espone a Francoforte e Lussemburgo “Donne nel mondo”, un reportage sulle condizioni di lavoro delle donne nei diversi continenti. Sempre nel 2009 la Commission européenneospita a Lussemburgo la sua mostra “Perlesrouges”, in cui per la prima volta usa il ritocco digitale per dare risalto alla diffusione della tecnologia in angoli remoti del pianeta. A partire dal 2010, con il reportage “Yemen: il supermercato delle armi”, sull’uso indiscriminato di armi da fuoco, da parte di adulti e bambini, inaugura la collaborazione con il quotidiano La Repubblica.

Sempre nel 2010, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Wolfsburg espone “Donne dal Sud del mondo …invisibili”, 20 scatti in grande formato. Esplora per la prima volta nuovi angoli del pianeta come Mali e Burkina Faso; qui si avvicina al misterioso mondo dei Dogon, vivendo a contatto con loro e raccontando per immagini le loro misteriose tradizioni. Nel 2011, su incarico di Terre des hommes eLa Repubblica, viaggia ad Haiti per realizzare un servizio sulla difficile ricostruzione del paese dopo il devastante terremoto e sul complesso mondo degli aiuti umanitari. Torna in Cina, partendo dalla moderna Shanghai fino al profondo Guizhou, qui documenta, anche attraverso materiali video, scenari remoti e incontaminati. A settembre 2011, in occasione del Festival del Cinema di Venezia, realizza per Lancia e Moët&Chandon un servizio sugli attori e i registi presenti. Per l’artista Francesca Leone cura le foto per i suoi cataloghi.

Per la sezione Mondo solidale di Repubblica, ha prodotto diversi reportage tra i quali: il progetto FOCSIV in Burkina Faso, Oxfam in Ecuador, Shalom nella regione del Sahel, tra Mali e Burkina Faso. In Messico documenta i disagi della comunità dei Los Seris nel deserto di Sonora, confinati ed emarginati dallo stato messicano. Una suo foto “New York Before” ha partecipato all’asta di Christie’s che ha finanziato l’impresa “Rome Ocean World”. Per la FAO ha viaggiato in Tajikistan per illustrare il progetto di sostegno e assistenza tecnica per i pastori del Pamir.

Nel 2014 realizza per La Repubblica reportage in Somalia e nella Repubblica Democratica del Congo, per dare visibilità ai difficili progetti di COOPI in questi territori africani devastati da guerre e insicurezza alimentare.

A Trento espone una raccolta di fotografie “Feeding Congo” che documentano i cambiamenti del paese e le aspettative della popolazione. Il suo lungometraggio “Aspettando domani” girato nella repubblica democratica del Congo, è stato proiettato in occasione del Festival Internazionale del cinema, cibo e videodiversità di Trento.

A Vilnius (Lituania) ha esposto la mostra fotografica “Kyrgyz nomads under the roof of the world”, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura presso la sede dell’UNESCO. Con il World Food Programme, ha viaggiato in Nicaragua per il quotidiano La Repubblica, fotografando e filmando i complessi progetti di sicurezza alimentare.

Nel 2015 nella sezione Mondo solidale del sito La Repubblica è stato pubblicato il suo reportage girato a Tehern (Iran) nel grande cimitero di Behesht Zahra, dove la popolazione ancora oggi si reca per ricordare la sanguinosa guerra tra Iran e Iraq, tra sciiti e sunniti, drammatica realtà ancora attuale.

A Padova e a Milano viene riproposta la mostra Feeding Congo.

Torna dopo tanti anni nel nord della Thailandia, al confine con il Myanmar, per intervistare le famiglie migranti e le donne giraffa (long neck) alle prese con la difficile integrazione, aggravata ulteriormente dai circuiti turistici.

Con”Emergency” in Sicilia al porto di Augusta, documenta il dramma degli sbarchi di migranti,che ricevono le prime cure nei numerosi centri di accoglienza, e il grande lavoro svolto da donne e uomini dell’associazione di Gino Strada.

L’anno si conclude con un reportage svolto in Oman, paese dove la convivenza tra le religioni ed in particolare tra Sciiti e Sunniti rende questo paese unico nel mondo arabo.

A Febbraio 2016 vola in Kirghistan dove i pastori nomadi a temperature glaciali cacciano con l’aquila, cercando di mantenere il fragile equilibrio tra l’uomo, le sue mandrie e la natura selvaggia.

In Libano con Avsi, e poco dopo in Iraq ancora per Emergency,visita i numerosi campi profughi locali e Siriani,dove le persone fuggono dalla guerra.

Nel 2017 in Kazakistan documenta il terribile lavoro dei minatori a meno 600 metri nelle miniere di Karaganda. Nello stesso anno in Sudan per il decennale dell’ospedale Salam di Khartoum aperto da Emergency.
I reportage foto-video sono pubblicati su Repubblica.